Vi abbiamo lasciati con l’intento di riprendere i temi della nostra conferenza  di Marzo ed eccoci qui con la trattazione della Prof.ssa Claudia Bocca che ha invitato a riflettere sulla  multietnicità delle classi.

Oggi le classi sono sempre più caratterizzate da un forte multiculturalismo e l’apprendimento dell’inglese avvieneanche al di fuori dell’ambiente scolastico.

Questo scenario in apparenza complesso rappresenta in realtà una grande opportunità. La presenza di culture diverse in aula apre a nuovi punti di vista, tradizioni e modalità di pensiero, rendendo l’apprendimento più ricco e autentico.

Anche esperienze semplici possono diventare occasioni didattiche significative: invitare in classe genitori di altre nazionalità per raccontare la propria cultura, oppure condividere un piatto tipico, significa trasformare l’esperienza in apprendimento. La lingua, in questo modo, si lega alla realtà e smette di essere astratta.

Soprattutto l’età 11-14 è un’età di passaggio, in cui le competenze linguistiche si consolidano e diventano strumenti per orientarsi nel mondo, non solo per studiare, ma soprattutto per comunicare.

Il cervello dei ragazzi è ancora estremamente plastico, cioè capace di adattarsi, riorganizzarsi e acquisire nuove informazioni. Questa caratteristica rappresenta una risorsa preziosa, ma richiede un contesto adeguato per potersi esprimere.

I bambini e i ragazzi di oggi sono curiosi, attivi, abituati astimoli continui. Per questo motivo, una didattica esclusivamente trasmissiva rischia di non intercettare illoro interesse. Le lezioni, allora, devono diventarecoinvolgenti, capaci di attivare partecipazione e senso.

Gli studenti tra gli 11 e i 14 anni vivono una fase complessa, in cui cercano il proprio posto nel mondo e il confronto con i pari diventa centrale. Dietro atteggiamenti talvolta difensivi si nasconde spesso una fragilità che richiede attenzione. In questo senso, il lavoro dell’insegnante si colloca su un doppio livello: sostenere l’apprendimento e, allo stesso tempo, accompagnare la crescita personale. Due dimensioni che non possono prescindere l’una dall’altra.

Nel corso della conferenza è emerso con chiarezza un filo conduttore indipendente dall’età : insegnare una linguasignifica lavorare contemporaneamente su più livelli.

Non si tratta solo di trasmettere strutture grammaticali o lessico, ma di creare condizioni favorevoli all’apprendimento, di costruire relazioni, di accogliere le differenze e di riconoscere i tempi di ciascuno.

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